L’Editoriale

Israeliani e Palestinesi. Sindaci per la pace

di Janiki Cingoli Presidente del Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente

Data pubblicazione: 9 marzo 2013

E’ sotto questa sigla che 10 sindaci “nemici” si sono incontrati per due giorni, a Torino, per parlare di pace. Una pace da costruire dal basso, visto che quella “ufficiale” ristagna oramai dal 2010.

E’ stato il CIPMO – Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente a promuovere l’incontro, insieme ai due Comitati di Ginevra israeliano e palestinese, di cui il CIPMO è interfaccia per l’Italia. L’Accordo di Ginevra è un modello di accordo di pace tra israeliani e palestinesi molto dettagliato, che è stato redatto nel dicembre 2003 da un importante gruppo di personalità israeliane e palestinesi. Esso è oramai ritenuto il punto di riferimento più accreditato per una pace possibile tra le parti.

Il Seminario di Torino lo si è potuto realizzare grazie al supporto del Consolato Italiano a Gerusalemme, del Comune di Torino e della Camera di Commercio di Torino (presente con il suo Segretario Generale Guido Bolatto), da molti anni sostenitori dell’attività del CIPMO. Il Consigliere Marco Carnelos, incaricato di seguire il Processo di Pace in Medio Oriente, ha portato il saluto e il sostegno  del  Ministero degli Esteri.

Alla base dell’iniziativa, una convinzione, suffragata purtroppo dai fatti: le diplomazie da sole non bastano a costruire la pace, è necessario che l’iniziativa venga anche dal basso, colmando quel profondo fossato di odio e di sfiducia creatosi in tutti questi anni. Le leadership stentano a prendere le decisioni possibili che sono necessarie per costruire la pace anche perché si sentono isolate, rispetto alle loro società, che restano lontane e diffidenti.

I sindaci sono da questo punto di vista elementi di connessione naturali, perché sono eletti dalle loro popolazioni e possono rivolgersi ad esse e farsi ascoltare, ma possono altresì indirizzare le loro opinioni e proposte verso le rispettive leadership nazionali, di cui sono interlocutori naturali.

Non si creda, tuttavia, che quella di Torino sia stata una iniziativa “buonista”. Non si voleva in alcun modo negare o ignorare il conflitto: gli stessi sindaci presenti ne erano garanzia. Tra quelli palestinesi, vi era Hani Hayek, Sindaco di Bet Sahour, lo storico municipio vicino a Betlemme protagonista di un famoso sciopero delle tasse, che echeggiava la guerra di indipendenza americana (no representation no taxation). Lo stesso Hayek finì in prigione, in condizioni molto dure.

Tra quelli israeliani, Yehiel Lasri, sindaco di Ashdot, appartenente al Likud.  Ashdot è la quinta città israeliana, posta nel sud del paese, al confine con Gaza, ed è stata costantemente bersaglio, in questi ultimi anni, dei razzi Kassam e dei missili provenienti dalla Striscia. Faceva un certo effetto vederli discutere, tutti insieme, guardandosi in faccia e cercando di comprendere “l’Altro”, forse anche di mettersi nei suoi panni, come prescrive la Bibbia.

Due i piani di discussione: quello nazionale, nel quale sono stati affrontati i nodi che bloccano la ripresa, i passi necessari da compiere; e quello locale. Per il primo, da parte palestinese è stato richiesto prioritariamente il rilascio dei prigionieri palestinesi detenuti da prima degli accordi di Oslo, mentre gli israeliani hanno insistito sulla continuazione della cooperazione in materia di sicurezza, avanzando però l’ipotesi di un blocco delle costruzioni almeno negli insediamenti più esterni. Ma è evidente che a livello nazionale i sindaci possono fare pressioni, non decidere. A livello locale, al contrario, ogni cooperazione è possibile, e ci si è proposti di ricercarla insieme: dalla depurazione dei corsi d’acqua di confine, al trattamento degli animali inselvatichiti, cani o cinghiali, a molti altri aspetti.

Vi è stato anche un incontro ad hoc, riservato ai sindaci palestinesi, con i rappresentanti italiani impegnati nel programma italiano di supporto alle Municipalità palestinesi (PMSP), per valutare insieme possibilità di rilancio e ulteriore sviluppo del programma, che attualmente volge al termine.

La cosa importante è stata che al termine dei lavori si è deciso di costituire un comitato congiunto stabile, sulla base di un documento programmatico comune che sarà redatto nei prossimi giorni, per portare avanti il lavoro insieme e per estenderlo a nuovi comuni, organizzando anche visite reciproche fra le due parti. La presenza dei responsabili delle rispettive Associazioni dei Comuni, il palestinese Issam Akel, Presidente dell’APLA e l’israeliano Moshe Sinai, Sindaco di Rosh HaAyin e responsabile internazionale dell’ULAI (appartenente al Partito Kadima), ha dato ufficialità all’accordo.

Sono stati loro a riportare nell’affollata Conferenza pubblica finale i risultati raggiunti e l’impegno a portare avanti i contatti e la cooperazione.

Non si tratta di un risultato scontato. Ancora pochi mesi fa, le organizzazioni palestinesi si rifiutavano spesso di avere a che fare con quelle israeliane, e la pressione per il boicottaggio di ogni contatto tra le parti, anche a livello di società civile, si faceva sempre più forte.

Il Sindaco di Torino, Piero Fassino, nell’incontro finale con le due delegazioni, ha ribadito l’impegno del suo Comune a sostenere anche in futuro iniziative come questa, ed ha avanzato l’ipotesi di costruire un network allargato di sindaci, a livello europeo, per favorire la comunicazione, la comprensione e ogni forma di possibile cooperazione tra le diverse comunità locali.

L’articolo è stato pubblicato sul blog di Janiki Cingoli, direttore CIPMO, sull’Huffington Post. 

NOTE SULL'AUTORE 

Janiki Cingoli

Janiki Cingoli si occupa di questioni internazionali dal 1975. Dal 1982 ha iniziato ad occuparsi del conflitto israelo-palestinese, promuovendo le prime occasioni in Italia di dialogo tra israeliani e palestinesi e nel 1989 ha fondato a Milano il Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente (CIPMO), che da allora ha diretto fino al 2017 quando ne è stato eletto Presidente.

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